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Finissage

"Il nuovo Surrealismo" di Salvatore Atzeni

Ritratto di Centro d'Arte LA BITTA - Roma
Versione stampabile

   
Mostra di Pittura del Maestro Salvatore Atzeni.

Nel panorama della storia dell’arte, si sa, vi sono stati artisti che hanno percorso i tempi con le loro geniali intuizioni, proponendo nuovi linguaggi, tematiche diverse, differenti tecniche pittoriche e incisorie. Il loro seminare ha dato origine a nuovi frutti avendo le loro idee così attecchito da produrre tanti germogli. E’ sufficiente prenderne uno a caso, Caravaggio, e renderci conto di quanti seguaci abbia avuto a livello europeo il suo modo di fare arte, caratterizzato da forti contrasti nell’ombreggiare o nel chiaroscurare.  Premesso questo, vorrei presentare la mostra spiegando il significato delle caffettiere antropomorfeda me create, in cui questi banali oggetti della vita quotidiana assumono, per traslato, sembianze umane e vivono in ambienti chiesastici, cattedrali gotiche e romaniche. La mia intuizione risale a quarantadue anni fa, constatando che l’uomo ancora una volta andava verso un percorso di vita alienante, superficiale, effimera, fatta di falsi miti che lo avrebbe inevitabilmente portato ad una perdita di identità (la storia purtroppo non ci ha insegnato niente!). L’uomo del mio tempo è diventato succube delle proprie invenzioni, create per facilitargli, alleggerire, velocizzare la vita quotidiana.
Il surrealismo nasce come manifesto nel 1924 con A. Breton a seguito della scissione dal dadaismo. L’idea ebbe molti seguaci: Dalì, Magritte, Delvaux, Duchamp etc. Il surrealismo offre la possibilità di molteplici letture conducendo l’osservatore a indagare, immaginare, creando inquietudine, sorpresa, stupore. Questa corrente, per essere tale, usa le deformazioni delle cose, l’accostamento illogico degli oggetti distorcendo la loro naturale funzione, facendoli vivere attraverso l’ironia e proiettandoli in altri mondi, alle volte inquietanti, in altre pieni di sarcasmo e ilarità.
                                                                                                                                       Salvatore Atzeni

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