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Pittura, Personale.
26/04/2014-
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"I sognatori di pane" di Giuseppangela Campus

Installazioni
Artisti in mostra
Giuseppangela Campus
Orari
Vernissage:
21 Luglio, 2012 - 17:00
Apertura:
21 Luglio, 2012 - 17:00
Chiusura:
29 Luglio, 2012 - 20:00
Location Il Cappello di Feltro

Volterra (PI) IT

Telefono: 0588 81453
Cellulare: non disponibile
Fax: non disponibile
Sito web: non disponibile
Email: non disponibile
Orario spazio espositivo: 
17-20
Curatori
Ass. Il Cappello di Feltro
Ufficio Stampa Informazione non disponibile
Inserita da: Elena Capone
mostra d'arte inserita da Elena Capone
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Quando “l’uomo affamato sogna il pane”, il sogno nasce nel dolore del mondo, ne assume le sembianze apparentemente concrete, in un negativo del reale che manifesta presenze dense, drammatiche, speranzose, ma anche tradite e violate, “disperse” dalla regia sconosciuta di un sistema-mondo alle porte del cortocircuito.
 
S’inaugura sabato 21 luglio 2012, alle ore 17,nel proseguimento di significato del tema “Sogno” nell’ambito della manifestazione“Mercuzio non vuole Morire” del VolterraTeatro 2012,l’itinerario installativo “I sognatori di pane”attraverso due sale, nell’ambiguazione sottile dello spazio de“Il Cappello di Feltro”, a Volterra (PI), in vlo Leonori Cecina 1, ultimo lavoro, questa volta una presa di coscienza dai timbri melanconici, diGiuseppangela Campus.
 
Protagonista è allora quella follia sul limite estremo e oscillante fra salvezza e suicidio, per coloro i quali la semplice alimentazione nel quotidiano assume toni drammatici e caratteri di urgenza, ela fuga folle dei protagonisti profughi, si tinge ora di colore, ora di persistenti toni oscuri, e l’ombra definita rende atemporale la consapevolezza esistenziale di una presenza.
 
Il sogno rivela così il suo lato ambivalente, le sue doppie facce di lucida visione e surrealtà, nell’itinerario esperienziale che si apre, nellaprima stanza, con una rete di filo spinato che viene incontro allo spettatore dal soffitto e dai cui precipita un concerto di bottiglie di plastica vuote e usurate: simulacro della mancanza totale di acqua, intervallate da fogli desolati di giornali “feriti”, veicolo della sensazione fisica della lacerazione più estrema. Sono le tracce tangibili della vacuità della comunicazione e costruzione massmediatica, in bilico pericolosamente dal tessuto di spine.
Elementi che richiamano direttamente il letto dell’artista nell’ambito dell’installazione collettiva “Sogno”, labirinto di letti in Piazza San Giovanni, di cui il lavoro a “Il Cappello di Feltro” rappresenta un approfondimento in continuità.
Un soffitto di dolore gestito però con gentilezza e lirico movimento, che apre con potenza la scenografia che prosegue sulle pareti con i gruppi di profughi, resi in astrazione sulle “navi dei folli”, nel viaggio sospeso, che acquisisce drammaticità dalla semplificazione delle forme, in colori a tratti ottimisti, a tratti più cupi, in tavole elaborate graficamente, dipinte attraverso la computer grafica - una in realtà con campiture realmente pittoriche - e con intereventi cromatici successivi.
 
E’ una “presa di posizione malinconica” per l’artista, che sfocia poi dall’urgenza drammatica della fuga senza meta, allo scatto, oltre la follia, restituivo del “sogno”.
 
E il sogno si materializza nellaseconda stanza, in un’ambientazione seducente, surrealista minimalista, il cui pavimento è disegnato da una miriade di barchette in origami che si assembrano in cerchi concentrici, mentre un’unica resta appesa, e rimanda l’ombra gentile di un gioco dell’infanzia sulla parete opposta. La stessa su cui il sogno è anche dichiarato con i segni della parola scritta nella nicchia illuminata che contiene forme e memorie metafisiche di pani.
In un angolo un video rimanda in loop elaborazioni di volti e identità, ma anche nomi di persone vissute, esistenze spezzate, sintesi semplificate, eppure inevitabili, di vissuti.
 
Dall’arte povera, al lato sconcertante della società consumistica, testimoniata e rivelata dai suoi resti deperibili e anonimi (bottiglie di plastica e pagine di quotidiani) al surrealismo visionario e liberatorio, quella “cruda realtà che spinge i sognatori di pane ad ‘aprirsi alla pioggia e al sole’ di mondi sconosciuti”, è percepita e manifestata nella forza dell’arte contemporanea che chiama in causa una sinergia di linguaggi e medium, per sondare  “ombra e luce di spazi inesplorati fisici e intellettuali”, a cominciare dalla presa di coscienza di una condizione.
Onirico e reale, in un’unica sintesi compiuta, il “sogno in stato di veglia” scuote il muro oscuro dell’apatia, la malattia marcusiana che sospende e imprigiona la luce salvifica del pensiero, e sperimenta gli avamposti di una societàaltra, nel volto invocato laicamente, di una enigmatica, ma non rimandabile, ancora possibile, urgente e necessaria, nuova etica.
 
L’intervento a carattere installativo-esperienziale sarà visitabile, ad ingresso libero, fino al 29 luglio 2012, tutti i giorni nell’orario 17-20, tel. 0588 81453.

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