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Mostra collettiva
"Scusate l’interruzione"
Dal 21  novembre  2009  
Al 05  dicembre  2009  
Vernissage: 21  novembre  2009  Ora: 18:00
Presso:
Stazione Ferroviaria
Viale Stazione - Solarussa - (Oristano) 
Curatore:
Askosarte
 
Recapiti telefonici:
cell 3476654722
Orario spazio espositivo:
17.30-20.00
Biglietto: Libero

 


 

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Mostra collettiva: Karin Andersen_Lidia Bachis_Leonardo Boscani_Giusy Calia_Franco Casu_Chiara Demelio_Zoran Dragelj_Elisabetta Falqui_Nilla Idili_Tonino Mattu_Michele Mereu_Andrej Mussa_Caterina Notte_Progetto Askos (Chiara Schirru e Michele Mereu)_Mauro Podda_Francesca Randi_Claudio Rocchi_Chiara Scarfò_Pietro Sedda_Alberto Spada.

Interventi performativi
Leonardo Boscani
Chiara Demelio
Franco Casu
Il progetto prende spunto dal ricordo della televisione anni 60, quando spariva l'immagine e su una superficie pulviscolare appariva la scritta, appunto,scusate l’interruzione, le trasmissioni riprenderanno il più presto possibile. Una interruzione che sembrava ipnotizzare i bambini degli anni 60 e che ha portato alla realizzazione di un video.

Da qui sono partiti i discorsi di alcuni artisti sui ricordi, i flash back (l’odore del caffellatte della colonia marina, le visioni allucinate della febbre alta), i sogni ricorrenti, i traumi accaduti o solo percepiti, ereditati, forse, dai nostri genitori.

Si è pensato che sarebbe stato neurotonico sfrugugliare tra gli shock, manie, fissazioni, gusti, e dis-gusti - che senza scomodare Mr Freud – sono, più o meno, legati all’infanzia. Sguardo intimo affidato, sovente, alla psicoanalisi o ai funghi allucinogeni, mediato in questa occasione dall'arte contemporanea.

Per cui è stato invitato un ottimo gruppo di artisti nazionali e internazionali, tutti con una ricerca contemporanea profonda e assidua ad esprimersi sul tema utilizzando il linguaggio video e fotografico

La direzione artistica è di Ivo Serafino Fenu e anche la location sarà un luogo alternativo, si tratta infatti della Stazione Ferroviaria di cui il Comune di Solarussa patrocina l'iniziativa e mette a disposizione per l’evento la parte ristrutturata dall’Amministrazione.

Scusate ’interruzione
Digging in the dirt, stay with me I need support I'm digging in the dirt, to find the places I got hurt Open up the places I got hurtPeter Gabriel>DIGGING IN THE DIRT dall'album "US" (1992)
Ciascuno di noi, suggerisce Peter Gabriel in Digging in the dirt, dovrebbe scavare nello sporco del proprio io, per trovare i luoghi oscuri e appiccicosi dove ci siamo feriti, per rimuovere rabbia e risentimenti, e chissà, forse anche il dolore.
Che si opti, poi, per la psicoanalisi come l’autore, per i funghi allucinogeni e gli sciamani come i nativi dell’America Latina, o per l’arte, le visioni che ne scaturiscono, possono, veramente, innescare un processo di ascolto di sé, capace di ridare un senso a degli eventi che non sono, né devono restare isolati nella nostra esistenza.
Una percezione nuova degli accadimenti, in grado di cambiare radicalmente i parametri di riferimento che ci stanno accompagnando, o, al contrario, spingerci ad essere, esattamente così come quei fatti ci hanno portato ad essere.
Prendersi cura di se stessi, prestare attenzione a ciò che ci succede interiormente, del resto non è semplice: raccontare di sé agli altri, soprattutto delle esperienze dolorose, è impresa affatto ardua.
Per dirla ancora con Gabriel “due persone che sembrano molto vicine, se guardate da più vicino si rivelano più lontane di quanto possano apparire, perché chiuse nei loro Mondi Segreti"(Introduzione a Secret World).
Il fatto è, che questi ricordi, frantumati e confusi, sottili e complessi, anche se è stato fatto di tutto per reprimerli o dimenticarli, ci sono sempre, e agiscono in modo sotterraneo. Cicatrici che segnano le emozioni e sostengono, spesso a livello inconscio, una serie di contorsioni e insicurezze, ambivalenze e contraddizioni, che determinano la disponibilità a concedersi alla vita, orientandone scelte e percorso.
Ricostruire la memoria con l’aiuto dell’analisi si dimostra un’esperienza intensa, capace di riesumare e far rivivere questi istanti. Come una macchina del tempo che ci riporta esattamente nei punti in cui abbiamo la chance di riagganciare quei nessi che sono rimasti interrotti.
Il rendez vous con questa faccenda, per comprendere se, e in che modo, certi fatti ci stanno influenzando, è irrinunciabile: decidere cosa fare è poi questione personale.
Ciò che può essere interessante in questa sede, è il senso che può acquistare, farlo in uno spazio pubblico, che diventa – in base all’ottica da cui si guarda – atto sfacciato d’esibizionismo stile reality show, o prova di coraggio, con il quale ogni artista mostra sé stesso senza pudore.
Mossi dalla formula emozione genera emozione, un gruppo d’artisti si presta a quest’indagine del (falso)ricordo, che ancora suscita in (noi)loro, una forte suggestione, una sorta di black out provocato da uno shock ma anche da un sogno, una tensione psichica o una percezione che ci ha avvicinato, anche fugacemente, ma in maniera a tal punto vitale, allo stato di pienezza, da farci star male per la nostalgia e l’incapacità di ritrovarla.
E per farlo usano lo scatto fotografico e il video, con l’intenzione di rappresentare e trasmetterne un frammento.
L’arte si fa dunque, e ancora, spazio di narrazione, a cui consegnare un particolare privato, anche insopportabile e segreto, per cercare quel qualcosa che ancora non si riesce (o non si vuole) a vedere, però esiste.
O, riportando il pensiero del sociologo e filosofo britannico Zygmunt Barman, per parlare, attraverso la creazione artistica, del tempo liquido nel quale viviamo.
In vena di citazioni, giunge ad hoc Paolo Villaggio, interprete sarcastico e cinico della serie fantozziana, che si esprime con queste parole:
“la vera impotenza è quella sentimentale, la perdita del batticuore”

 

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La sede:
Stazione Ferroviaria
Viale Stazione
Solarussa (Oristano)
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