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Paola Marzano
"Architettàre"
Dal 25  marzo  2010  
Al 21  aprile  2010  
Vernissage: 25  marzo  2010  Ora: 19:30
Presso:
Casa Cetus
Via Pacinotti, 63 - Roma - (Roma) 
Curatore:
Francesco Melidoni, Licia Mazzarella, Veronica Milano
 
Recapiti telefonici:
065534241
Orario spazio espositivo:
dal martedì al sabato 9,30/13,00 - 15,30/19,30
Biglietto: ingresso libero

 


 

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Giovedì 25 marzo, alle ore 19,30 presso lo store Casa Cetus di via Pacinotti, 63 in Roma, avrà luogo il vernissage della personale dell’artista Paola Marzano dal titolo “ARCHITETTÀRE”.
In mostra una trentina di opere, tutti oli su tela e su tavola di grandi dimensioni, di soggetto architettonico di stampo metafisico.
La mostra accompagna il visitatore in un viaggio nella dimensione “...dei paesaggi irreali dell’anima, metafisici e surreali, fermi nel tempo, in cui la sua terra (di P.M. n.d.a.) ritorna tra mare e cielo, e anche il nucleo storico, con la sua patina dei secoli passati...” (Milena Milani).
Paola Marzano è nata a Gallipoli (Lecce) nel 1975. Nel 1998 consegue il Diploma Accademico in Pittura col massimo dei voti. Dal 1992 partecipa a numerose esposizioni collettive, concorsi nazionali ed internazionali, trasmissioni televisive, radiofoniche e on-line, incontri collettivi in Italia ed all’estero, mostre personali dove riceve consensi e riconoscimenti presentandosi con opere di Pittura, Incisione, Fotografia e Grafica Pubblicitaria.
Dopo aver vissuto ed insegnato a Cortina per cinque anni, ritorna a Roma dove attualmente vive e lavora.
La ricerca dell’artista mira, essenzialmente, ad esaltare le qualità del Colore ed il suo potere di suscitare emozioni, attraverso un’ apoteòsi di gradazioni e trasparenze.
Per far questo, bisogna essere in grado di rendere interessante una superficie piana, identificata nel muro di una semplice struttura architettonica, solo attraverso le modulazioni cromatiche.
Per prendere forza ed affermarsi nella sua piena purezza, la gamma cromatica ha bisogno di materializzarsi in una struttura solida, geometrica e sintetica, il cui rigore spesso si contrappone alla sua grazia e delicatezza e, per questo, ne esalta le qualità più intrinseche.
Lungo il percorso artistico la ricerca dell’artista ha scavato in profondità nell’ io più intimo per evocare una realtà per lei déjà vu, che si è arricchita di spazi architettonici irreali, a volte di non-sense, giochi di scale, archi, merli guelfi d’ispirazione medievale, obelischi con teste-uovo, simbolo dell’universalità in contrapposizione all’individualità umana, tutti eseguiti con una linea essenziale per una necessità di rigore interiore (reale o apparente?), su cui il Colore e la Luce giocano il ruolo fondamentale diventando i protagonisti assoluti, insieme ad una prospettiva cromatica e geometrica che crea profondità al quadro e cattura l’osservatore.
Nell’ intervista con la giornalista marocchina Zineb Saaid sul sito arabo Almothaqaf , alla domanda “Quali sono gli oggetti che ti stimolano e che inserisci nei tuoi quadri?”, l’artista risponde: “Credo che inconsciamente la mia anima vada alla ricerca di soggetti già vissuti e familiari, adoro l’architettura antica, i castelli medievali possenti e rigorosi, le piramidi e gli obelischi, solenni nella loro semplicità ma carichi di simbologia; la mia ricerca mira a imprimere di significato elementi archetipici, eliminando il superfluo per arrivare all’essenza delle cose.”
Importantissima è quindi, per l’artista, la manipolazione del Colore col quale creare forti contrasti chiaroscurali; e, a chi giudica i suoi quadri cupi per la presenza di ombre eccessive, l’artista risponde che dipende da quale ottica si guardano, perché “non possono esistere ombre tanto scure se non esistesse una luce altrettanto forte da accentuarne ed evidenziarne il contrasto”.
Una ricerca che approda in un’altra dimensione dove le “donne metafisiche” cercano riparo e, coi loro colli lunghi alla Modì, costituiscono l’unico legame tra physikà e meta-physikà analogamente a curiosi elementi verticali che ricordano le aste medievali, prive dei propri vessilli, che svettano solitari in lànde desolate dove l’Ignoto regna ovunque sovrano, anche al di là dei serpenti di scale che si interrompono bruscamente.

 

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La sede:
Casa Cetus
Via Pacinotti, 63
Roma (Roma)